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Maltratto tastiere di computer dagli anni ottanta del secolo scorso.

Vedo fin quasi dal principio come si diffonde ed evolve l’informatica nel quotidiano delle persone.
Inizialmente fra pochi appassionati, in forme che oggi appaiono decisamente primitive, e poi per tutti, in modo crescente e sempre più diffuso, profondo, invasivo, vitale.

Dal “i computer ci ruberanno il lavoro” all’averne almeno due o tre a testa e migliaia di altri, indispensabili per la nostra vita, senza nemmeno saperlo.

Anche io testimone di tempi straordinari, insieme ai miliardi di persone che hanno avuto la fortuna di vivere quell’unico e irripetibile momento della storia umana di passaggio fra l’analogico e il digitale.

Il mio Primo è un Commodore 64, condiviso con mio fratello e mio padre, che forse non si sarebbe mai immaginato quanto quell’oggetto avrebbe influenzato la mia vita.

Su questo, a parte digitare enormi listati da riviste del settore, passo il tempo aspettando i caricamenti da cassetta e giocando. Quasi indimenticabili le sfide a Manic Miner e Summer Olympics, formidabile strumento di distruzione di joystick, con gli amici e i compagni di classe Giulio, Carlo, Roberto e Paolo.

Poi l’Amiga, e quella incredibile epopea informatica che ha fatto di un computer un oggetto leggendario.

Con lei mi avvicino a quel mondo parallelo e magico che è la Scena Demo.

Qui conosco amici di una vita, come Maurizio, che ha praticamente fatto la grafica di ogni iniziativa o progetto che ho fatto fin da allora, questo incluso, o Federico, Fabio, Furio, Filippo, Daniele, Fabio, Renato, Ivan e tutte le persone e i personaggi italiani ed europei con cui scambio dischetti e lettere in centinaia di pacchetti postali.

Sulla scena, ho scritto recentemente un articolo su Digital Swat: (Proto) Storia della Scena demo Amiga.
Buttaci un occhio se vuoi entrare nella tana del bianconiglio.

Le mie impronte nell’oceano delle produzioni sceniche le lascio con una rivista digitale, distribuita su floppy disk da 1.44, chiamata Abnormalia, di cui sono stati fatti 5 numeri.

Viene distribuita via posta, e per chi può, tramite modem in quell’incredibile e pionieristico mondo delle  BBS, che frequento solo in parte.

Il primo numero lo rilasciamo al The Party, un demo party in Danimarca, a fine 1992.

Conosco Internet agli inizi degli anni novanta, uso la login del mio amico Giulio (lui fa informatica, io Scienze Naturali e non ho il privilegio di un account universitario) per accedere a quel meraviglioso ed inebriante mondo di comunicazione sincrona globale chiamato IRC.

Nel 1995, finiti studi per me fondamentali dal punto di vista umano e totalmente inutili in ambito lavorativo, mio padre Riccardo muore e io mi ritrovo la necessità e possibilità di convertire la sua piccola Società Agenzia Rivendita di Componenti elettronici (SARC), in un Internet Service Provider.
Tutto quello che ho fatto, conosco e sono, dal punto di vista lavorativo, parte da lì.
Non avrebbe potuto nascere in quel modo senza quell’ultimo, decisivo e non dimenticato supporto paterno.
Prima imprenditore sbarbato tuttofare, venditore, webmaster, gestore del singolo server Linux a cui sono collegati 8 Modem Us Robotics 28800, poi sfruttatore e mentore di giovani ancora più sbarbati, pagati un tozzo di pane con la scusa di insegnare quel poco che so di Linux, reti e Web Design.

Non più giovani compagni di ventura, che considero ancora amici e che, in molti casi, sono diventati grandi professionisti del settore: Diego, Fulvio, Tatiana, Cristiano, Massimo, Giorgio, Alessandro, Elena, Simone, Roberto, Marco, Enrico, Daniela, Fausto, Dario, Luca, Sandro, Lorenzo, Paolo, Antonella, Luca, Pier e ultimo, solo per anzianità, Aurelio.

In questo periodo lanciamo Rete 039, un portale per Monza e Brianza, con il suo muro, la lapide e le visioni. Forse prematuro, probabilmente incompiuto, dura la vita del provider e muore come progetto imprenditoriale.

Persone e personaggi del Provider si mischiano e integrano quando, successivamente, mi dedico a formazione e consulenza su argomenti legati alla gestione e amministrazione di server.

Fondo nel 1999 con Furio e Filippo una azienda di consulenza informatica: Coresis.

Abbiamo il solito Maurizio / tatlin a farci logo e grafica da remoto e sembriamo molto più fighi di quanto siamo.

O forse no, forse siamo veramente capaci. In particolare Furio e Filippo, veri Guru informatici.

Nel 2002 realizzo OpenSkills, un sito con informazioni per sistemisti per avere una piattaforma per i contenuti dei corsi Linux che facciamo.

Nei suoi tempi migliori raggiunge una media di 5000 visite al giorno, normalmente di tecnici del settore. Averlo abbandonato negli anni è stato probabilmente uno dei miei peggiori errori lavorativi.

Sono tempi in cui penso che siti seri si debbano fare solo direttamente, a mano, col sudore del proprio codice, mica con strumenti per principianti come WordPress.

Ho cambiato idea.

Dalle piccole aziende nella rete urbana di Vimercate, fino alla Big League, come dice Filippo, con lavori presso portali nazionali come Jumpy dove dietro le quinte assisto al tumuluoso streaming del primo Grande Fratello: il traffico è a tale da rallentare tutta la rete italiana e far infuriare Quake gamer per le latenze a picco.

Ci sono eventi nella vita che cambiano tutto, uno di questi, per me, è la morte di Linda, la mia compagna.

Arriva inaspettata e violenta e si porta via tutto, chiudendo un capitolo della mia vita.

In breve tempo, chiudo il Provider, svendo Coresis con i soci rimasti e apro una partita Iva.

Divento Alvagante di nome e di fatto quando mi metto a fare il pendolare settimanale Milano – Roma per lavorare come System Administrator in Banca d’Italia. Siamo nel 2007, grazie a Francesco conosco un software di nome Puppet, che serve per definire tramite codice le configurazione dei sistemi da gestire.

E’ per me una rivoluzione, l’automazione degli strumenti di automazione, sarà alla base dei miei lavori successivi.

Quelli di Roma sono anni importanti, con colleghi come Marco, Gennaro, Claudio & Claudio, Elia, Carla, Monica, Simone, Manuela, Walter, Michele, Mauro che rendono tutto più interessante e piacevole.

Sono importanti anche e soprattutto perchè conosco in un seminario di teatro Chiara, che diventerà mia moglie e madre dei nostri figli, unico tangibile e fondamentale lascito della mia esistenza su questo mondo.

Poi passo in Seat Pagine Gialle, a pontificare su Puppet e DevOps, quando in Italia non si sa ancora cosa sia, con l’arroganza di chi sa di essere dalla parte giusta della storia.

Qui la mia esistenza si incrocia con quella di altri colleghi che diventano amici o buoni ricordi come Matteo (x 3), Francesco (x 2), Davide, Domenico, Raoul, Alessandro, Andrea, Riccardo, Marco, Piergiuseppe, Giancarlo, Niccolò.

Nel 2012 sono fra gli organizzatori dei DevOps Days a Roma, ho promesso a Patrick Debois che l’avremmo fatto quando Berlusconi non sarebbe stato più al governo. E’ successo.

Gli anni che seguono sono un progressivo allargamento di lavori e orizzonti. Dopo l’Italia faccio qualche puntata all’estero, fino a mettermi a fare il pendolare con Berlino, grazie a Gianluca, che accoglie una mia richiesta di lavori in tempi di magra.

Berlino è la città più bella del mondo.

Anche questa è una di quelle sliding door di cui sono contento e riconoscente.

Gli anni passano, fra una famiglia che si forma e si allarga e io che vago per l’Europa come una trottola.

Svariate centinaia di voli, in particolare con Berlino, Londra, Ghent, Zurigo, Darmstadt, Copenhagen e poi pure Abu Dhabi, Kuwait City, Melboune, Singapore oltre alle quasi annuali visite negli Stati Uniti per la rituale Puppet Conf.

Spiego, sviluppo, disegno e implemento soluzioni di automazione di infrastrutture IT in aziende di ogni dimensioni e continente.

Il mio codice Puppet, sempre rigorosamente open source, viene usato in server di Amnesty International, Apple, del governo inglese, della Federal reserve e chissà quali altri posti.

Ma questa è storia di oggi o dell’altro ieri, e forse avrò altre occasioni per parlarne.

Per cui eccomi qui, nel giorno del mio 51° compleanno a finire queste righe.

Le ultime del primo post di questo sito.

Pur lavorando con Internet da più di 25 anni, non ho mai fatto un sito web personale, un posto dove condividere quello che penso e faccio.

Un posto virtuale, effimero e vanesio dove lasciare traccia del mio passaggio.

Buon compleanno Alvagante, meglio tardi che mai.

Sei arrivato fra i primi alla stazione, ma hai perso un sacco di treni verso la riconoscibilità sociale online della tua esistenza e adesso, quando i treni sono diversi, più rapidi ed efficaci, parti da zero con una locomotiva a vapore.

Un blog,
roba che era di moda vent’anni fa.
Da qui, ora, inizia la tua personale strada online.
25 anni dopo.

Mi vengono in mente le parole di Time, ma non mi sento triste, nel frattempo qualcosa ho fatto.

Nobody told you when to run, you missed the starting gun.

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